LE GRANDI SFIDE DELLA TUTELA A FIRENZE

Pubblichiamo anche in questo sito un breve articolo scritto in occasione del ricevimento del premio Umberto Zanotti Bianco 2019, già edito nel fascicolo del "Bollettino di Italia Nostra" (n. 506 del 2019) dedicato alla XX edizione del predetto premio

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Mi capitò di imbattermi nel nome di Umberto Zanotti Bianco in occasione della recensione fatta da Raffaele Colapietra, sulle pagine della rivista “Archivio Storico per la Calabria e la Lucania”, di un mio libro uscito nel 1994 sulla città di Venosa. Era il mio primo lavoro importante e fui quindi curioso di conoscere meglio il periodico, di cui seppi che era stato fondato da Umberto Zanotti Bianco. All’epoca non era così immediato trovare informazioni in internet e dovetti quindi consultare varie fonti cartacee per scoprire che la persona a cui avevo rivolto il mio interesse aveva avuto ruoli importanti in vari settori della cultura italiana, fondando tra l’altro nel 1955 Italia Nostra. Da allora l’ammirazione per Umberto Zanotti Bianco restò sempre salda, non solo per il merito che egli ebbe, ai miei occhi, di aver arricchito la conoscenza culturale di due regioni che non brillavano nel panorama italiano per molteplicità e qualità di pubblicazioni storico-scientifiche.

E’ facile quindi immaginare l’enorme gioia che ho provato nel ricevere il premio, quale coronamento di un lungo impegno nel campo della tutela culturale e paesaggistica, che ha beneficiato notevolmente di quanto fatto nel tempo da Italia Nostra e da grandi protagonisti della storia culturale italiana. Tra loro Antonio Cederna, che ho sempre considerato un maestro per il coraggio e la tenacia che seppe infondere al suo impegno in favore dell’ambiente. Cederna era un archeologo ma a mio parere è stato uno dei maggiori esperti di urbanistica e di paesaggistica. Anche Pier Paolo Pasolini non era uno specialista in beni culturali, ma lo considero un altro grande maestro per la sensibilità e l’acutezza che dimostrò nel comprendere i valori precipui che segnano l’unicità di certi paesaggi italiani. Assai istruttiva è a tal riguardo la visione del filmato sulla città di Orte, reperibile in YouTube, che considero una pietra miliare nella storia degli apporti che aiutano a capire il senso profondo del paesaggio storicamente antropizzato.

Oggi purtroppo l’Italia versa in condizioni disastrose e appare remotissima la lezione dei maestri che ho citato. Si avverte quindi l’urgenza di riforme radicali, in materia di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico, capaci di segnare l’avvio di un sostanziale cambiamento delle concezioni sinora operanti. A mio avviso bisognerebbe accorpare al Ministero della Cultura le competenze attualmente assegnate ai Ministeri delle Infrastrutture e Trasporti, dell’Ambiente e Tutela del Territorio, ecc.; bisognerebbe rivedere i rapporti tra lo Stato e gli enti territoriali; bisognerebbe ridare primaria importanza ai ‘corpi tecnici’ (sui quali si reggono le nazioni), valorizzando il merito dei dipendenti del MIBACT e di altri enti pubblici, etc. Bisognerebbe fare tante altre cose, che potranno essere esplicitate nel corso di un evento pubblico che mi auguro sarà organizzato da Italia Nostra, con l’assenso della presidente Mariarita Signorini, nella prossima primavera.

L’esperienza specifica che ho maturato lavorando per molti anni a Firenze e dintorni mi induce comunque ad aggiungere qualche altra notazione sulle grandi sfide dell’attualità. Il crescente turismo di massa, che si concentra sul consumo fugace e iconico di poche e celebrate eccellenze del patrimonio, è un fenomeno di enorme e preoccupante impatto sociale, che rende evidente il contrasto tra gli obiettivi di aumentare l’attrattiva anche economica dei beni storico-artistici e l’esigenza di non stravolgere totalmente i caratteri di un ambiente urbano tra i più ammirati al mondo. Anche i progetti di grandi infrastrutture per le comunicazioni (aeroporto, tunnel AV, tramvia, nuove strade veicolari, ecc.) ci impongono di tenere desta l’attenzione e di esercitare al meglio la nostra responsabilità di cittadini e di difensori del patrimonio fiorentino. I rischi dell’eccessivo consumo di suolo, dello sfruttamento miope delle scarse risorse naturali, del possibile danneggiamento di pregevoli contesti ambientali, dell’affievolirsi delle speranze di riscatto, etc., devono spronarci a un impegno ancor maggiore per tutelare degnamente la straordinaria concentrazione di beni culturali e paesaggistici che Firenze ci ha donato.

EMas – dicembre 2019

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