“FUORI I FASCISTI DALLA SAPIENZA !” / SLOGAN URLATO MA INGRATO

0
534

LA CITTA UNIVERSITARIA DI ROMA E LE POLEMICHE TANTO PERSISTENTI QUANTO INCONSISTENTI CONTRO IL REGIME. 

La Città Universitaria di Roma in una recente immagine satellitare in 3D. Rielaborazione da Microsoft Mappe

 

Lo striscione con lo slogan degli studenti che hanno tentato di impedire il regolare svolgimento di un convegno all’interno della Sapienza. Immagine tratta da vari siti web

“Fuori i fascisti dalla Sapienza !!!”. Uno slogan, quello usato nell’Ateneo romano da gruppi di studenti, che suona urlato ma che però è ingrato rispetto ai fatti storici.  Poiché, giova ricordarlo, furono gli esponenti del Regime dittatoriale del Ventennio a promuovere l’edificazione, negli anni 1932-35, della Città Universitaria della Sapienza in Roma.  Che a distanza di molti anni continua a essere un vanto dell’architettura e dell’urbanistica italiana nel mondo, connotandosi a detta di insigni studiosi (tra cui Giorgio Ciucci) quale esempio tra i più emblematici di ciò che si intende per “Arte di Stato“.

Non si può quindi escludere che se non fosse esistito il Regime non sarebbe sorto il noto campus universitario romano, da cui tuttavia parecchi studenti vorrebbero cacciare proprio coloro che accusano di volersi rifare alla matrice politica che segnò la nascita del pregevole complesso didattico.  Rendendosi con ciò quanto meno incoerenti, giacché si direbbe che pur continuando a beneficiare dell’eredità del Ventennio – intesa come patrimonio di edifici, aule di lezione, ambienti per lo studio, spazi di relazione, etc. – essi non smettono di scagliarsi contro un Regime defunto ormai da decenni e che parrebbe impossibile da riesumarsi.   

Il quale Regime, per quanto esecrabile, ebbe l’importante merito di aver creato in Roma l’eccelsa cittadella degli studi dove tanti giovani si sono istruiti e continuano a istruirsi, a proficuo contatto  con l’arte e l’architettura.  Costoro, come ha giustamente sentenziato Vittorio Sgarbi in TV, “vivono nel Fascismo e non lo sanno”, incarnando molto bene una speciale categoria di studenti che il critico d’arte  ha definito “gli insapienti della Sapienza“. 

Il tema della presa d’atto e del riconoscimento dei risultati raggiunti dal Regime in campo architettonico e urbanistico, vista la damnatio memoriae che ha pesato per decenni e che tuttora pesa, continua quindi a non essere trattato con l’attenzione che richiederebbe, scevra da pregiudiziali avversioni ideologiche. A distanza di decenni, ancora non si riesce ad ammettere che i meriti architettonici non possono subire l’onta dei crimini di cui il Fascismo si macchiò, che sono da condannare sempre e comunque.

Pier Paolo Pasolini, di cui fu arcinota la sua fede antifascista, aveva maturato la singolare opinione che l’innegabile qualità dell’architettura fascista, come quella riscontrabile nella città fondata di Sabaudia, nell’Agro Pontino, attestava semplicemente il fatto che il Regime non era riuscito a sopprimere totalmente lo spirito “autentico” della cultura italiana, rimasta a suo parere, paradossalmente, intimamente antifascista anche nel periodo fascista.

Fino a pochi anni fa, in ambito accademico v’erano forti remore nel parlare di architettura fascista, ragion per cui si parlava di “architettura del periodo fascista” o “architettura tra le due guerre”, omettendo addirittura di citare il nome del regime politico e culturale che quell’architettura aveva creato e reso degna di essere ammirata. Analogamente dicasi per l’arte visiva in generale, da cui scomparvero per forza di cose i richiami al Fascismo, quale Regime di cui vergognarsi. 

Il modo con cui si utilizzano le aggettivazioni per indicare i vari periodi storici dell’architettura è un tema che andrebbe approfondito.  Resta però il fatto che la condanna del Regime non salvò dalla condanna le esperienze artistiche associabili alle esperienze politiche, almeno fino a quando non emersero all’orizzonte le prime ammissioni rivalutative.   

Al contrario, non s’ebbe molto ritegno nel distruggere opere architettoniche anche di notevole pregio, erette durante il Ventennio e viste pertanto come testimonianze da cancellare.  Si pensi alla Casa della Gioventù Italiana del Littorio (1936-38), edificata su progetto di Aurelio Cetica in Piazza Beccaria a Firenze, distrutta nel 1977 per far posto al nuovo Archivio di Stato.   La tristissima vicenda, che ancora oggi fa soffrire a ripensarla, sarebbe di per sé bastante a rendere finalmente doverosa, se non altro per senso di giustizia, la messa in luce dei misfatti dell’antifascismo, dei quali si è taciuto per non inficiare la reiterata messa in luce e condanna dei misfatti del Fascismo.

I tempi parrebbero oggi maturi per riflettere su tali argomenti col giusto distacco assiologico, riconoscendo che non si può continuare a negare che il Regime abbia fatto qualcosa di buono, se non escludendo a priori e per strenua faziosità,  i successi raggiunti in materia di attività costruttiva e artistica, per citare i soli ambiti di prevalente interesse di questo sito web.

Peraltro, chi attacca l’intera eredità del Ventennio dimostra platealmente di ignorare che i regimi democratici, come li intendiamo generalmente oggi, hanno iniziato ad esistere da tempi storici non molto lunghi.  Il che significa che quasi tutti i regimi precedenti – di faraoni, imperatori, papi, re, signori, presidenti, etc. -, come anche taluni regimi coevi e successivi, sono stati tutt’altro che democratici o lo sono stati molto molto poco.  Il che, ovviamente, non può comportare il disconoscimento del valore e della memoria di chi s’adoprò per l’arricchimento delle arti durante il permanere di quei regimi.  Del resto, per come la penso io, anche l’architettura e l’arte dei regimi comunisti (o socialisti) è meritevole di non essere condannata a priori, per ottusi motivi ideologici. 

Mi è capitato di sentir dire che gli studenti dovrebbero ringraziarli i fascisti per aver costruito un campus universitario come quello di Roma che ancora oggi, a distanza di decenni, mostra di essere stato ottimamente progettato e costruito.  Configurandosi come un pezzo di città nella città, ovvero come una mirabile esperienza di architettura urbana, di cui Franco Purini ha magistralmente descritto i pregi ascrivibili alla sapiente regia di Marcello Piacentini, che fu negli anni ’30 il dominus della cultura architettonica italiana.   Fu Piacentini a coinvolgere nell’attuazione della grande impresa corale alcuni tra i più talentuosi architetti nazionali, presumibilmente tutti fascisti (per convinzione, per convenienza o per mera presa d’atto della realtà), ma non per questo meno degni di plauso per le mostrate capacità di infondere al Razionalismo le fattezze della moderna monumentalità architettonica italiana. 

Non voglio tuttavia espormi all’accusa di avallare posizioni nostalgiche o apologetiche, che sminuirebbero il valore dei nessi tra le considerazioni fatte e lo slogan urlato da chi ha tentato di impedire lo svolgimento di un convegno. Né vorrei ripetere pedissequamente la pur veridica frase, udita da qualche parte, che “fascista è chi da fascista si comporta”.   Del resto, come ripeto, non ho esitato a parlar bene del comunismo sovietico, quale regime dittatoriale che per l’insieme di tanti aspetti favorì anch’esso l’edificazione di eccellenti opere d’architettura (il Derzhprom di Kharkiv).  

La vicenda accaduta alla Sapienza il 25 ottobre scorso appare comunque eloquente per riflettere sulla persistente faziosità preconcetta di comportamenti davvero sconfortanti.  Che denotano, oltre alla scarsa conoscenza della storia, lo scarsissimo senso dei meriti che andrebbero tributati a coloro che furono gli artefici, a vario titolo, di un’esperienza che appare mirabile nel panorama dell’architettura pubblica italiana, da quando iniziò a esistere lo Stato unitario.  

EMas (Emanuele Masiello) – 30 Ottobre 2022 (agg. maggio 2024) 


 

Gli architetti che furono coinvolti da Marcello Piacentini (in basso a sinistra) nella progettazione della Città Universitaria di Roma. Composizione di EMas da vari siti web (N.B. Nell’immagine non compaiono i ritratti di Giorgio Calza Bini e Francesco Fariello, mentre compare quello di Mario Sironi, autore del dipinto murale “L’Italia tra le Arti e le Scienze” nell’Aula Magna del Rettorato.  Inoltre, accanto al nome di alcuni autori, compaiono le date delle fotografie).

 

La Città Universitaria di Roma nel confronto tra un’immagine aerea recente (da Microsoft Mappe) e una planimetria databile al periodo di costruzione del complesso (da vari siti web)

 

Mario Sironi, L’Italia tra le Arti e le Scienze, Dipinto murale nell’Aula Magna del Rettorato, 1933 (nel restauro dell’opera, completato nel 2017, sono ricomparsi alcuni simboli del fascismo). Da vari siti web

 


Per saperne di più:
Guia Baratelli, La Città Universitaria di Roma : costruzione di un testo architettonico; con un saggio di Bruno Reichlin,  Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo (MI) 2019