10 ARCHITETTURE EMBLEMATICHE DEL 2021

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PRESENTIAMO 10 ARCHITETTURE COMPLETATE NEL 2021, RITENUTE EMBLEMATICHE TRA QUELLE RESE NOTE DAI GRANDI NETWORKS MEDIATICI INTERNAZIONALI. ANCHE QUEST’ANNO, PROPONIAMO UNA SCELTA ESSENZIALMENTE VISIVA DI CIÒ CHE È ACCADUTO CONCRETAMENTE NEL MONDO DELL’ARCHITETTURA E DELL’INGEGNERIA ARCHITETTONICA. SEGUITANDO AD ILLUSTRARE LE OPERE SENZ’ORDINE DI GRADUATORIA MA SOLO IN BASE A PREFERENZE PERSONALI.


Vo Trong Nghya (VTN) Architects, Bat Trang House, vicino Hanoi, Vietnam, -2020

L’architetto vietnamita Vo Trong Nghya

Opera dell’enfant prodige dell’architettura vietnamita nel mondo (Vo Trong Nghya), la casa è inserita in un contesto urbano alquanto eterogeneo della cittadina di Bat Trang, situata oltre il Fiume Rosso a sud est della capitale Hanoi. Essa si distingue per il suo aspetto insolito e sorprendente, definito da un involucro murario di artefatti laterizi (prodotti localmente), disposti in modo da formare settori geometrici pieni giustapposti a settori traforati, entro i quali compaiono grandi aperture asimmetriche che attestano il gusto del progettista per l’astrazione geometrica.

Mentre il rapporto col disordinato intorno urbano è filtrato da spazi inter-esterni tenuti a giardino, che evocano gli “spazi negli spazi” propugnati da grandi architetti tra cui Louis Kahn, il rapporto col cielo e i suoi elementi (la luce, l’aria, le stelle, etc.) è più diretto. (NB – L’opera è stata inserita tra quelle del 2021 pur essendo in realtà stata completata nel 2020, ma comunque resa nota nel 2021).

 

https://vtnarchitects.net/bat-trang-house-p191.html

https://www.archdaily.com/958554/bat-trang-house-vtn-architects

https://www.dezeen.com/2021/03/26/vo-trong-nghia-architects-ceramic-bat-trang-house-vietnam/


AIM Architecture, Shanghai Kailong Jiajie Plaza Transformation, -2021

L’edificio come si presentava prima del recupero e del rinnovamento

L’intervento si distingue per l’abilità mediante la quale lo studio AIM Architecture con sede in Shangai (fondato dalla belga Wendy Saunders e dall’olandese Vincent de Graaf) è riuscito ad attuare il recupero funzionale di un preesistente edificio ibrido, dismesso, che aveva perso il suo appeal urbano nella sconfinata megalopoli cinese. Si tratta quindi di un intervento afferente al tema di grande attualità progettuale della “rigenerazione urbana”, intensamente coltivato dallo studio AIM, che delinea prospettive ancor più dense di potenzialità espressive per l’architettura e l’urbanistica.

Sezione di progetto

Il progetto denota una solida cultura tecnico-estetica, che include anche l’applicazione del concetto di architettura come “flusso di tensioni dinamiche” messo in atto da Zaha Hadid nel MAXXI di Roma.  Da notare, la sapientissima morfologia degli aggetti e delle rientranze dei vari piani ruotati, che evoca una nota immagine fotografica della Haus Sminke (1930-33) alla periferia di Löbau in Sassonia, del famoso architetto tedesco Hans Scharoun.

https://aim-architecture.com/projects/kailong-jiajie-plaza-transformation

https://www.archdaily.com/967650/shanghai-kailong-jiajie-plaza-transformation-aim-architecture?ad_medium=gallery


ZAV Architects, Majara Residence, Hormuz Island, Iran, -2020

Interni di ambienti del villaggio residenziale

Un villaggio residenziale sulle spiagge dell’Isola di Hormuz nel sud dell’Iran, che si distingue dai tantissimi altri villaggi costruiti in giro per il mondo negli ultimi decenni. Lo studio ZAV Architects, con sede in Tehran, ha posto infatti l’accento sul dialogo della modernità col genius loci. Optando per un assetto planimetrico alquanto libero da rigide geometrie (con costruzioni a pianta circolare raccolte in gruppo come nei villaggi di età arcaica), nel quale molta importanza è data alle fluide relazioni tra aperti e chiusi, al recupero di tecniche costruttive locali quali il “super adobe” (ideato a suo tempo con sabbia e terra battuta dall’architetto Nader Khalili), alle forme a cupola che dialogano, analogicamente, con lo sfondo delle formazioni orografiche.  Il tutto accentuato da vivacissime policromie pittoriche, che echeggiano la variopinta geologia dell’isola e i vestimenti tipici delle genti indigene. Le quali, negli intenti dei promotori dell’impresa costruttiva, dovrebbero beneficiare del villaggio insieme ai turisti, anche al fine di migliorare le loro condizioni sociali ed economiche.

Complimenti ai ZAV Architects che sono riusciti ad antropizzare architettonicamente un luogo di grande pregio ambientale e paesaggistico, al riparo dal trafficatissimo stretto di Hormuz, operando con garbo e rispetto, nei confronti della realtà locale, senza affatto nel vieto mimetismo ma anzi aprendosi alle sensibilità estetiche moderne e allo studio delle analogie più audaci tra processi naturali e processi progettuali. (NB – L’opera è stata inserita tra quelle del 2021 pur essendo in realtà stata completata nel 2020, ma comunque resa nota nel 2021).

https://www.archdaily.com/952361/presence-in-hormuz-2-zav-architects?ad_medium=office-landing&ad_name=featured-image

https://www.dezeen.com/2020/12/15/zav-architects-holiday-accomodation-hormuz-iran/


Albert Speer Junior + Dar Al-Handasah, Al-Bayt Stadium ad Al Qhor, Qatar, 2010-2021

Geniale l’idea di conformare lo stadio facendolo apparire, visto da lontano, come un’enorme tenda nomade piazzata nel deserto del Qatar, dove si svolgeranno i prossimi campionati di calcio 2022.  Albert Speer Junior, affrancatosi dalla tragica eredità paterna, è riuscito così ad omaggiare icasticamente, insieme ai tanti altri ideatori coinvolti nell’impresa, il genius loci. Rendendolo visibile nella forma di uno stadio di calcio che segna un caposaldo della modernizzazione del Paese e della sua storia di apertura all’Occidente.

Progettisti e consulenti non hanno tuttavia trascurato la funzionalità dell’impianto sportivo, collegandolo alle reti dei trasporti, arricchendolo con funzioni complementari (ricettive, commerciali, etc.), inserendolo entro una vasta area verde da destinare a parco. Inoltre, anche gli aspetti tecnologici sono stati implementati e accuratamente progettati, come la copertura scorrevole del campo di gioco che appare una soluzione sempre più diffusa nell’architettura mondiale degli stadi di calcio.

https://www.metalocus.es/en/news/al-bayt-stadium-opened-one-eight-stadiums-will-host-world-cup-2022


Bangkok Project Studio (Boonserm Premthada), Elephant Museum in Elephant World, Provincia di Surin, Thailandia, 2015-2020  

Una sede più che dignitosa per gli elefanti e per la conoscenza della loro storia, in un Paese come la Thailandia dove godono da secoli di uno status speciale, essendo tra l’altro i protagonisti di molte cerimonie reali.  Gli elefanti sono particolarmente amati in un villaggio di etnia Kui, nella provincia di Surin, dove per secoli hanno convissuto felicemente con gli uomini.  Purtroppo però la sorte cagionò l’allontanamento di entrambe le comunità e la perdita di un legame storico coi luoghi.  Per questo il museo è stato costruito nella città di Surin, nel nord-ovest del Paese, con l’intento di favorire il ritorno in auge di un’antica tradizione, nell’ambito di un progetto più esteso denominato Elephant World.

L’architetto tailandese Boonserm Premthada

Il museo costituisce quindi un atto di omaggio al valore di questi enormi pachidermi e all’etnia dei Kui, nonché un’opera d’architettura molto interessante, che associa modernità e tradizione.  L’edificio presenta un semplice impianto cruciforme, con bracci sfalsati, entro il quale i percorsi hanno ampiezza costante di 5 metri, per consentire l’agevole transito degli elefanti. I cortili hanno forme e dimensioni diverse. Alcuni di essi sono aperti mentre altri sono chiusi, richiamando la varietà delle situazioni naturali e antropiche presenti nei dintorni, dove abbondano i suoli di terra rossa, le pozze d’acqua, etc.

La locale terra rossa costituisce anche il materiale di cui sono fatti i mattoni (prodotti artigianalmente) dei setti murari primari. Altri materiali sono il calcestruzzo armato per le strutture portanti e i profilati di metallo verniciati di scuro per le grandi vetrate.   Il riferimento metaforico pare essere quello del labirinto, nel quale addentrarsi e nel quale perdersi, provando la gioia di vedere elevato l’elefante a destinatario di un’opera di architettura di pregio e molto rara nel mondo, che costituisce il vanto dell’arch. Boonserm Premthada, fondatore nel 2003 del Bangkok Project Studio.

https://www.archdaily.com/948267/elephant-museum-elephant-world-bangkok-project-studio


Dorte Mandrup, The Wadden Sea Centre, Denmark, 2017-2021

L’architetta danese Dorte Mandrup

“Circa 12.000 anni fa, la fine dell’era glaciale creò un’area costiera lunga 500 km che oggi chiamiamo Mare di Wadden. L’area ha visto la marea andare e venire per milioni di anni, creando paludi uniche. È praticamente impossibile non lasciarsi ispirare da questo antico scenario naturale, motivo per cui Dorte Mandrup ha creato un edificio unico nel suo genere che rende omaggio al materiale regionale e all’artigianato tradizionale del Mare di Wadden.”

“Il centro è stato eretto con tetti e facciate di paglia. L’edificio sottolinea così le qualità tattili e la robustezza che si possono trovare nell’artigianato e nei materiali tradizionali della regione.” (dalla descrizione degli architetti)

 

https://www.dortemandrup.dk/work/wadden-sea-centre-denmark

https://www.archdaily.com/868361/wade-sea-centre-dorte-mandrup-a-s?ad_medium=gallery


David Chipperfield Architects, Neue Nationalgalerie refurbishment, Berlino, 2012-2021

Il motivo per cui si è deciso di inserire l’intervento tra i migliori lavori del 2021 risiede nel fatto che sarebbe bastato pochissimo per sciupare il capolavoro di Mies Van der Rohe, che David Chipperfield è riuscito preservare magistralmente, rendendo percepibili solo all’occhio attentissimo le lievi modifiche, prettamente funzionali e di restauro dei materiali usurati o obsoleti, apportate all’edificio museale.

Restaurare o anche solo rinnovare, ritirare a lucido, ripristinare l’immagine dell’architettura moderna, per quanto ciò non possa significare qualcosa di molto diverso dal restaurare l’immagine dell’architettura pre-moderna, essendo la modernità un fattore metastorico, si rivela quindi nel lavoro di Chipperfield un’attenta e riflettuta operazione di discernimento, di rispetto riverente dell’edificio che continua ad essere un’icona mondiale del Modernismo maturo del ‘900.

https://davidchipperfield.com/project/neue-nationalgalerie-refurbishment


SANAA + LAGNEAU Architectes + Francois Brugel Architectes Associes + SRA Architectes, Restauro e rinnovamento dei Grandi Magazzini La Samaritaine a Parigi, -2021

Intervento eseguito su un complesso di edifici parigini, diacronicamente diversi, che sono stati la sede storica dei Grandi magazzini La Samaritaine.

Lo studio SANAA, cui si deve la concezione generale del progetto, ha involucrato il corpo edilizio lungo Rue de Rivoli, uniformandone e rinnovandone l’aspetto, con un sottile membrana di vetro, lievemente ondulata e notevolmente distanziata dalle facciate, che riflette in forme cangianti l’ambiente urbano circostante.  Altri autori si sono concentrati sul restauro prevalentemente conservativo di un edificio di grande pregio storico-estetico e dei suoi spettacolari spazi interni, quale quello Art Nouveau di Frantz Jourdain inaugurato nel 1910, che precedette quello Art Déco di Henri Sauvage inaugurato nel 1928 (non toccato dall’operazione). Altri autori ancora hanno curato l’inserimento di nuove funzioni nel corpo architettonico intermedio, che prospetta lateralmente su Rue Ballet.

La sapiente dialettica tra innovazione e conservazione, tra modernità e storia, evidenzia in tale intervento l’approdo a ottimo risultato sul piano della comunicazione visiva e del miglioramento funzionale del complesso, che arricchisce ulteriormente la sua polisemia diacronica.

 

https://www.archiportale.com/news/2021/06/architettura/lo-storico-grande-magazzino-la-samaritaine-riapre-a-parigi_83428_3.html


Herzog & de Meuron, AstraZeneca’s The Discovery Centre, Cambridge, UK, 2019-2021 

Non era difficile prevedere che anche in tempi di pandemia l’architettura avrebbe offerto il suo contributo alla preservazione e cura della salute umana.  Basti pensare ai tanti ospedali di pregio che nelle varie epoche storiche hanno segnato l’edificazione delle strutture afferenti al mondo della sanità e del contrasto alle malattie.

Il Centro di ricerche AstraZeneca si configura quale edificio a pianta triangolare, con angoli stondati, che segue vagamente la forma del sito. La sua caratteristica più evidente è il tetto a denti di sega, scelto per garantire la penetrazione diffusa della luce naturale, le cui forme investono anche le facciate continue che appaiono quindi scalettate e spigolose, oltre che acuminate.   La corte interna, aperta da più parti, è un riferimento alla tradizione degli storici colleges di Cambridge, intorno ai quali si svolgevano le attività didattiche e di ricerca.

Eccellente prova di impeccabile accuratezza tecnica, funzionalità, inedita e coerente applicazione in chiave estetica di una nota soluzione pratica.

https://www.archdaily.com/972590/astrazenecas-the-discovery-centre-herzog-and-de-meuron

https://www.dezeen.com/2021/12/10/herzog-de-meuron-astrazeneca-discovery-centre-cambridge/


Gernot Schulz architektur, Campus scolastico urbano in Colonia, Germania, 2013-2021 

L’idea di base è stata quella di proporre un’offerta scolastica tale da costituire una “catena educativa” completa, per tutte le fasce di età, situata nell’area urbana di Colonia e denominata BAN (Bildungslandschaft Altstadt Nord).  Il campus si compone pertanto di un asilo, una scuola secondaria, un edificio per lo studio, un refettorio, un centro di laboratori e auto-apprendimento, oltre a una scuola primaria di interesse storico, rimodernata  nell’occasione.

La soluzione non ha previsto un unico grande edificio compatto, ma tanti edifici distinti, relazionati reciprocamente e alla città, la cui forma planimetrica è accomunata da studiate variazioni della figura geometrica del pentagono.  Si ottiene così un vivace gioco di facciate e di scorci prospettici mutevoli, sia dall’esterno sia dall’interno, che evoca la nota Geschwister-Scholl-Schule (1955-62) a Lünen, di Hans Scharoun.

Gli edifici sono paramentati con mattoni clinker di colore grigio, entro i quali spiccano le aperture disposte secondo schemi astratti.  Rigore formale, accuratezza tecnica, confortevolezza fruitiva, densità di relazioni con gli spazi urbani sono i pregi maggiori del plesso scolastico che rende molto gradevole l’esperienza dell’apprendimento.

 

https://www.raumprobe.com/de/projekte/bildungslandschaft-altstadt-nord-ban-860

https://www.archdaily.com/969870/ban-educational-landscape-gernot-schulz-architektur


 

EMas – Gennaio 2022

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

 

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