TIMORI PER IL DERZHPROM DI KHARKIV IN UCRAINA

La guerra in corso sta suscitando gravi timori per le sorti del Derzhprom di Kharkiv, prodigiosa architettura d'avanguardia dell'Ucraina Sovietica

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Il Derzhprom di Kharkiv in una fotografia aerea del 18 aprile 2019. Da: Wikimedia Commons

Nell’attuale situazione in cui l’Ucraina sta subendo la cruenta invasione militare della Russia, parrebbe difficile credere che poco meno di un secolo or sono i due Paesi confinanti abbiano concorso all’edificazione di un complesso architettonico tra i più strabilianti dell’avanguardia sovietica: il Derzhprom (o Gosprom in russo), ovvero l’Edificio dell’Industria di Stato (1925-28), situato nella parte circolare della vasta Maidan Svoboda (Piazza Libertà), nell’area centrale di Kharkiv (Kharkov). 

A dire il vero, non è il solo Derzhprom a ergersi grandioso in Piazza Libertà, giacché vi sono ai suoi lati due altri complessi di analoga imponenza dimensionale: l’ex Edificio dei Progetti (1930-32) a sud, e l’ex Edificio della Cooperazione (1929-54) a nord. Nel loro insieme, i tre complessi sono parti integranti di un’unica composizione urbana, intenzionalmente coerente, immaginata nel 1924 dall’architetto Viktor Trotsenko (1888-1978), operante in Kharkiv, il quale elaborò un primo schema planivolumetrico della piazza e degli edifici che ne avrebbero qualificato la prospiciente architettura.

Immagine aerea di Piazza Libertà in Kharkiv, che mostra il complesso architettonico del Derzhprom, di colore chiaro sulla sinistra, vicino al quale si ergono gli altri due grandi complessi sovietici (ex edificio dei Progetti ed ex Edificio della Cooperazione). Fotografia di Oleksandr Malyon del 16 maggio 2021. Da Wikimedia Commons

Ciò che però distingue il Derzhprom dai due edifici adiacenti è la sua speciale facies architettonica, rimasta sostanzialmente immutata rispetto a quella originaria, che fu palesemente improntata all’estetica delle avanguardie architettoniche che animavano il mondo sovietico di allora.  

L’Ucraina bolscevica

Dopo la Rivoluzione d’Ottobre (calendario Giuliano) del 1917 e la proclamazione nel 1919 anche in Ucraina di una repubblica di stampo socialista, la città di Kharkiv, situata vicina ai confini russi e collegata direttamente a Mosca mediante una storica direttrice viaria, ebbe la ventura di essere scelta dai bolscevichi come capitale del nuovo Stato. Acquisendo pertanto un rango molto più elevato rispetto al periodo in cui era stata una pur fiorente realtà urbana, verso sud-ovest, dell’Impero Russo.  Ciò significò che in un quindicennio circa, ossia dal 1919 al 1934 (anno in cui Kiev tornò ad essere capitale), Kharkiv visse una stagione di intensa vitalità costruttiva. Mutando estesamente il suo volto, soprattutto in quanto ganglio di un’impetuosa crescita industriale. Che aumentò ancor più con l’entrata dell’Ucraina nell’URSS (Unione Repubbliche Socialiste Sovietiche), la grande organizzazione politica fondata nel 1922, all’insegna del motto “proletari di tutto il mondo unitevi !!”, che si estese dall’Europa orientale a tutta l’Asia settentrionale influenzando gran parte del globo. 

Arch. Victor Trotsenko, schema planivolumetrico della nuova piazza e degli edifici disposti ai bordi, da costruirsi a nord del centro urbano di Kharkiv. Da: http://www.kharkov.ua/culture/2b.html
L’arch. Victor Trotsenko che fu l’ideatore del grande progetto di creazione a nord della nuova area direzionale di Kharkiv. Da: https://ru.wikipedia.org/wiki/Троценко,_Виктор_Карпович

E’ in tale contesto che va collocata la realizzazione di Piazza Libertà e dei grandiosi complessi architettonici che vi furono eretti, tra cui il Derzhprom destinato ad accogliere gli organi governativi e gli uffici dell’industria di Stato dell’Ucraina (il nome Derzhprom non è altro che la congiunzione in lingua ucraina delle parole abbreviate “industria” e “stato”).

L’abolizione del capitalismo, che sconvolse il secolare assetto delle istituzioni preposte al governo politico e dell’economia, aveva di fatto evidenziato la necessità che la nuova capitale disponesse di una prestigiosa sede ove concentrare i tanti uffici direttivi (Commissariati del Popolo ovvero organismi simili a Ministeri, Agenzie, Banche, Trusts,  etc.), creati ex novo per dare impulso all’attività industriale a cui le autorità assegnavano primaria importanza. Altresì, l’abolizione della proprietà privata dei suoli, divenuti pubblici, aveva agevolato la pianificazione delle aree urbane, non più soggetta al condizionamento di fattori storici come quello della rendita fondiaria.  Ciò appare evidente anche nel citato piano del 1924 elaborato da Trotsenko, in cui peraltro compare l’ideografia del Derzhprom insieme a quella degli altri edifici che avrebbero definito i bordi della piazza, composta unitariamente da una parte circolare e una parte longitudinale. Quest’ultima sarebbe stata in seguito lievemente ruotata nel suo asse, facendo assumere all’ensemble urbano l’insolita forma di “fiaschetta” con collo asimmetrico.  

Un progetto geniale 

L’architetto S. Serafimov, capo del team che vinse il concorso bandito il 5 maggio 1925 per il progetto del Derzhprom di Kharkiv. Da: https://ru-sovarch.livejournal.com/296413.html?thread=3179485

In esito alle decisioni assunte, il Consiglio Supremo dell’Economia Nazionale, in data 5 maggio 1925, provvide quindi a bandire un concorso di architettura il cui programma fu steso tra gli altri dall’ing. civile Ya. Kensky e dall’arch. Aleksandr Molokin, docente all’Istituto di Tecnologia di Kharkiv.  L’uso dello strumento del concorso, merita evidenziarlo en passant, fu alquanto frequente nel periodo di attecchimento della cultura sovietica, che si mostrò propensa a promuovere la comparazione e a coinvolgere il popolo nelle valutazioni e discussioni. Favorendo con ciò la diffusione della creatività artistica che permeò molti campi dell’agire umano. La “partecipazione”, destinata poi purtroppo a diventare un feticcio in vari ambienti della cultura pianificatoria e progettuale anche in Occidente, concorse quindi a elevare, come parrebbe, l’interesse delle comunità per l’urbanistica e l’architettura. 

Disegno di Piazza Libertà, di cui si osserva la forma composta da una parte circolare, su cui si affaccia il Derzhprom, e di una parte rettangolare su cui si affacciano altri edifici di imponenti dimensioni. Da: http://www.kharkov.ua/culture/2b.html

Alla competizione parteciparono 19 progetti, tra i quali fu premiato quello avente per motto “ospite non invitato” (ammesso fuori concorso), i cui autori erano stati l’arch. Sergei S. Serafimov (1878-1939), l’arch. Samuil M. Kravets (1891-1966), l’arch. Mark D. Felger (1881-1962). Tutti formatisi in San Pietroburgo, che fino al 1918 fu la capitale dell’Impero Russo nonché il centro propulsore dell’insegnamento superiore di architettura. 

Serafimov era originario di Trebisonda, sulla costa turca del Mar Nero, ed aveva studiato in seguito a Odessa.  Da bambino si ruppe una gamba e rimase per sempre zoppicante. Per quanto avesse in gran parte ricalcato il disegno di Trotsenko, egli ebbe a dire che risolse il tema progettuale del Derzhprom considerandolo come unporzione del mondo organizzato, per mostrare una fabbrica, uno stabilimento diventato palazzo”.  Con ciò significando che la sua ideazione era stata tutt’altro che passatista, aspirando invece ad avallare lo spirito pratico e moderno che le avanguardie volevano infondere nella società sovietica.   

A.E. Belogrud, Progetto di concorso per l’edificio del Derzhprom a Kharkiv, da: URSS 1917-1978: la città, l’architettura, a cura di Jean-Louis Cohen, Marco De Michelis, Manfredo Tafuri, Officina Edizioni, Roma 1979, p.118

Va detto peraltro che Serafimov, insieme a sua moglie M. A. Zandberg-Serafimova, fu autore anche del citato ex Edificio dei Progetti (1930-32), per stile e dimensioni analogo al Derzhprom, che assunse però una facies staliniana con la ricostruzione post-bellica (1953-61ca).   A Odessa, in Ucraina, era nato anche Felger, mentre Kravets proveniva da Vilnius, in Lituania. 

Disegno del Derzhprom di Kharkiv, di cui si osservano in basso le 3 grandi H in pianta, convergenti verso il centro dell’antistante piazza rotonda, e in altro il prospetto che delinea una composizione di altezze crescenti verso il centro. Da: http://www.kharkov.ua/culture/2b.html

Malgrado le differenti età, i vincitori del concorso erano professionisti che avevano ricevuto formazioni accademiche orientate all’eclettismo stilistico. In occasione del progetto per l’edificio del Derzhprom essi ebbero tuttavia una sorta di “colpo di genio”, un autentico exploit visionario. Mostrando eccezionali capacità nel dare sostanza morfologica ai fermenti più audaci delle avanguardie architettoniche del tempo, che erano conosciute anche grazie alla crescente diffusione delle pubblicazioni a stampa con ricchi corredi iconografici.  

Invero le avanguardie artistiche apparvero nell’Impero Russo ben prima della Rivoluzione d’Ottobre (1917), ovvero al tramonto della società borghese. Non si può tuttavia negare che esse si espansero poderosamente negli anni ’20 del Novecento, con l’esplosione di tante energie intellettuali e creative, attestate ad esempio in pittura dalle esperienze del Futurismo, del Raggismo, del Suprematismo, etc.  Si consideri peraltro che Kazimir Malevich, fondatore del Suprematismo alla cui poetica il Derzhprom non fu del tutto estraneo, era ucraino di nascita.  

Il Derzhprom di Kharkiv in costruzione (1927). Dal sito: http://gosprom1928.blogspot.com/

In campo architettonico, movimenti quali il Razionalismo, il Costruttivismo, il Produttivismo, etc., emersero come fenomeni non separati ma compenetrati, all’insegna della generale cultura del Modernismo che ebbe come fondamento assertivo la negazione del passato (poi rivalutato con l’avvento reazionario dello stalinismo).   Molto successo ebbe nello specifico il Funzionalismo, che attribuì valori prioritari alle funzioni che l’architettura era chiamata a svolgere, privilegiando i concetti di utilità e praticità.  Il Costruttivismo pose invece l’accento sugli aspetti costruttivi dell’architettura, da non subordinare agli intenti estetici formalistici ma da rendere intrinsecamente estetici per la loro essenza tecnica. 

Fotografia del cantiere del Derzhprom di Kharkiv nella sua fase conclusiva. Da: http://streets-kharkiv.info/fotografii-ploshchadi-svobody-v-kharkove

Tra i tanti protagonisti ricordiamo Nikolai Ladovsky e Vladimir Krinsky, esponenti di spicco della corrente razionalista, i fratelli Vesnin (Aleksandr, Victor, Leonid), Moses Ginzburg, Konstantin Melnikov, fautori del Costruttivismo, etc.   Citerei inoltre alcuni eventi tutt’altro che trascurabili per la storia delle avanguardie: la fondazione nel 1920 a Mosca e nel 1922 a San Pietroburgo dei VKHUTEMAS, istituti artistici ispirati alla Bauhaus di Walter Gropius in Germania; la fondazione nel 1923 a Mosca dell’АСНОВА (ASNOVA, Associazione Nuovi Architetti); la fondazione nel 1925 a Mosca dell’OCA (OSA, Associazione Architetti Contemporanei). Quest’ultima ebbe come organo a stampa il periodico CA (SA, Architettura Contemporanea), uscito dal 1925 al 1930, che si distinse per la studiatissima grafica astratta, ispirata anch’essa dell’arte suprematistica.   

Grandiosa impresa costruttiva 

L’ingegnere capo Pavel Rottert, che fu il direttore dei lavori. Da: Wikimedia Commons

La realizzazione del Derzhprom non fu comunque agevole. Per quanto si riuscisse a disporre di migliaia di lavoratori, v’era infatti carenza sia di maestranze esperte sia di materiali e mezzi di cantiere. Determinante fu quindi l’azione svolta dall’ingegnere capo Pavel P. Rottert, direttore dei lavori, che dimostrò grandi abilità specie nell’applicazione della tecnica del cemento armato monolitico che conferì eccezionale firmitas al complesso. 

Fotografia del giorno dell’inaugurazione del Derzhprom fi Kharkiv, il 7 novembre 1928 (calendario giuliano), undicesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre compiuta dai bolscevichi. Si legge lo slogan: “Stiamo costruendo giganti in tutto il Paese”. Dal sito: http://gosprom1928.blogspot.com/

Per penuria di risorse la costruzione dovette tuttavia essere interrotta. L’intervento diretto di Felix Dzerzhynskyi, uno dei grandi capi storici del partito comunista e fondatore insieme a Lenin della CHEKA (la polizia segreta), il quale era all’epoca presidente del Consiglio Supremo dell’Economia Nazionale dell’URSS, riuscì comunque a far sì che l’opera venisse completata. 

Felix Dzerzhynskyi in una fotografia del 1923. Da: Bundesarchiv, Bild 102-00032

Ciò gli valse l’intitolazione, dopo che morì improvvisamente il 20 luglio 1926, della vasta piazza immaginata da Trotsenko, che fu chiamata per lungo tempo Piazza Dzerzhynskyi, ricevendo il nome di Piazza Libertà solo a seguito della disgregazione dell’URSS e della riconsiderazione nazionale dei fondatori ‘eroici’ del Comunismo.

Costruito malgrado tutte le difficoltà nel tempo record di tre anni, il formidabile complesso del Derzhprom fu inaugurato il 7 novembre 1928 (calendario gregoriano) ovvero nel giorno dell’undicesimo anniversario della Rivoluzione l’Ottobre. Potendo così accogliere l’enorme apparato burocratico del nuovo regime comunista che s’era imposto in Ucraina.  Al di là delle intenzioni, l’opera divenne ben presto una sorta di emblema dell’architettura sovietica d’avanguardia, oltre che un orgoglio della cultura nazionale, per quanto in Occidente restasse non molto conosciuta trovandosi in una città certamente non tra le più note al di fuori dell’URSS. Il critico britannico Reyner Banham, nel libro Theory and Design of the First  Machine Age (1a ed. 1960), non mancò tuttavia di elogiarne il valore storico-culturale. 

Fotografia aerea dell’enorme cantiere di Piazza Libertà in Kharkiv, nei primi anni ’30 del Novecento. L’edificio del Derzhprom appare completato mentre appare in costruzione l’edificio dei Progetti. Da: https://architectuul.com/architecture/gosprom-building

Tra gli epiteti che gli furono apposti, quello di “formicaio-gigante”, apparso in un numero del 1925 della rivista “Fiamma”, mi sembra il più icastico per un edificio che senza dubbio era tra i più sbalorditivi dell’epoca in URSS e in Europa.  Impressionante per la volontà di egemonia spaziale, incontrastata e totalizzante, che il Comunismo degli anni  “eroici” volle rendere evidente anche in Kharkiv. 

La coscienza dei caratteri eccezionali dell’impresa costruttiva in attuazione si coglie bene in quanto scrisse l’accademico ucraino A.E. Krymsky a seguito di una visita in cantiere: “Oggi abbiamo visto tutto ciò che viene fatto qui, in questo cantiere, e con tutte le nostre forze abbiamo sentito l’illimitatezza delle possibilità dell’Ucraina sovietica. Penso che sia necessario perpetuare la storia di questa costruzione con un libro, un album fotografico, perché un tale risultato è una lezione di significato sociale non solo per l’URSS, ma anche per l’Europa occidentale. Sono stupito dall’abbondanza di scoperte tecniche emerse durante la creazione di questa casa colossale. L’edificio del Gosprom va visto come l’incarnazione del potere del nostro Paese, come un emblema, un segno della nostra forza e inviolabilità».

Piazza della Libertà in occasione della “Esposizione dell’equipaggiamento militare” del 1944. Da: https://uk.wikipedia.org/wiki/Харківські_висотки

Durante l’occupazione nazista del 1941-43, il complesso subì danni non molto pesanti, ai quali fu comunque posto rimedio negli anni 1943-47. Nei tempi successivi, il Derzhprom cadde tuttavia in graduali condizioni di fatiscenza. Per lo scemare dell’interesse critico che s’ebbe nella fase stagnante del Socialismo Reale, associato alla carenza di manutenzioni attente e regolari.  Ne risentì anche il processo di acquisizione dell’opera al patrimonio culturale nazionale. Che avvenne alquanto lentamente, anche per via del contrastato dipanarsi delle vicende politiche nei tempi precedenti e successivi al crollo del Comunismo e dell’URSS.

 Monumento nazionale 

Pianta della città di Kharkiv del 1938. La piazza che sarà intitolata alla Libertà, con la sua centrica forma a raggiera, risulta ben evidente. Da: Wikimedia Commons
Pianta di Kharkiv dalla guida “Baedeker’s Russia 1914”.  Appare ancora inedificata l’area a nord del centro storico, ove sarà creata la grande Piazza Libertà nel cui ambito sorgerà il Derzhprom (1925-38). Da: https://www.alamy.it/kharkov-kharkiv-ucraina-charkow-baedeker-1914-vecchia-mappa-image401429903.html

Solo dal 2000 circa, in periodo post-sovietico, iniziò a emergere nelle autorità l’interesse per il riconoscimento del valore (anche internazionale) del complesso e per l’attribuzione all’opera dello status di monumento, da assoggettare a tutela. Cosicché, riscattandosi dalla grigia condizione precedente, il Derzhprom finì per diventare una sorta icona architettonica non solo di Kharkiv ma dell’intera Ucraina. 

Contestualmente, fu avviato il “restauro” delle facciate esterne. Che suscitò tuttavia polemiche e disapprovazioni da parte di molti esperti in materia di conservazione del patrimonio architettonico moderno. Ciò soprattutto in merito ai nuovi intonaci che apparivano palesemente diversi da quelli originari, di colore grigio chiaro. Inoltre, l’attenzione si appuntò sulle finestre che non venivano restaurate ma bensì sostituite, nel totale sprezzo del valore degli originari doppi infissi di legno, tipici dei Paesi del centro-nord Europa. 

Il Derzhprom di Kharkiv in un’immagine del 1957. Si osserva l’antistante piazza con siepi e aiuole basse che lasciano in piena vista il grandioso complesso architettonico d’avanguardia. Dal sito: http://gosprom1928.blogspot.com/

In una conferenza organizzata nel 2004 a Kharkiv dalla filiale ucraina dell’ICOMOS (International Council on Monuments and Sites), si giunse quindi a chiedere di sospendere l’esecuzione dei lavori.  Al contempo, anche in occasione di altre iniziative, come la conferenza sulla “Avanguardia architettonica ucraina” dell’1-3 febbraio 2012, tenutasi a Kharkiv a cura del Docomomo International, con la partecipazione dell’esperta Olga Shvydenko, si insistette nell’esigere la più attenta valutazione degli interventi conservativi, che fino al 2015 non erano ancora stati estesi alle facciate retrostanti.  Solo nel gennaio 2018, finalmente, il Derzhprom viene dichiarato monumento di importanza nazionale, facendo seguito all’inclusione l’anno precedente nella lista d’attesa del patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Ciò avrebbe dovuto comportare il miglioramento delle condizioni di protezione e tenuta in sicurezza del complesso.  Senonché, a causa della guerra esplosa all’improvviso, si teme attualmente che il Derzhprom venga colpito da qualche ordigno bellico, come accaduto all’edificio governativo situato dalla parte opposta di Piazza Libertà, il che sarebbe un crimine orrendo e spregevole.

Immagine dei fronti posteriori del Derzhprom di Kharkiv, da cui si osserva che alla data del 2015 non erano ancora stati restaurati. Da: Google Street

Per concludere, vorrei aggiungere qualche nota esegetica sui valori architettonici dell’opera. Osservando in primis che uno dei pregi del Derzhprom consiste nel potersi considerare una sorta di “urbatettura” ante-litteram  (per usare una parola molto in voga negli anni anni ‘60 e ‘70).  Tale qualità si coglie in molteplici aspetti, quale la simmetria assiale, non rigida ma mossa e asimmetrica in varie parti, che appare perfettamente calibrata sul disegno rotondo della piazza, verso il cui centro convergono le direttrici che disegnano le 3 grandi H da cui si elevano i gruppi di volumi squadrati e turriti.   Ciò concorre a far sì che il complesso si percepisca come una sontuosa composizione barocca, magniloquente e attrattiva oltre che persino dotata di “corti d’onore”, che però non ha nulla della greve architettura storicistica o accademica.

Locandina della conferenza internazionale, curata dal Docomomo, tenutasi a Kharkiv nei giorni 1-3 febbraio 2012. Dal sito: http://gosprom1928.blogspot.com/
Le scale interne, semplici e dignitose. Dal sito: http://gosprom1928.blogspot.com/

Un’altra dialettica che appare a mio avviso meritevole di lodi è quella del rapporto tra spazi e volumi, i quali sono compenetrati in guisa tale da non porsi come antitetici o distinti. Di fatto, lo spazio e la luce naturale penetrano ovunque nella volumetria del complesso, la cui forma percepibile appare nell’insieme tutt’altro che chiusa e compatta, ancorché piramidalmente composta. Ad accrescere l’effetto di leggerezza e di continuità dei molteplici episodi, mutuamente connessi, determinante è la presenza dei corpi edilizi orizzontali e delle passerelle che sovrappassano in alto le strade carrabili a raggiera. L’immagine generale che promana dall’opera è pertanto quello di un’architettura monumentale, concepita a una scala palesemente urbana, che però è tutt’altro che monumentalistica.  Potendo essa espandersi virtualmente all’infinito, come una composizione neoplastica, in un gioco di equilibri tra pieni e vuoti, tra volumi avanzati e volumi arretrati, che fissano in chiave di rigorosa astrazione geometrica l’identità comunicativa dell’opera.  L’attribuzione di valore estetico alle passerelle aeree tra volumi primari è del resto apparsa più volte in architettura contemporanea, come di recente nel complesso residenziale Linked Hybrid (2003-09) a Pechino, progettato dall’architetto statunitense Steven Holl.

Un ambiente interno. Fotografia di Adam Jones del 10 agosto 2018. Da: Wikimedia Commons

Un cenno infine al trattamento esterno dei corpi di fabbrica che sono semplici e squadrati, coi tetti piani, gli spigoli vivi, le intonacature sobrie. Il nitore formale dei volumi, privi di ornamenti sovrapposti, è un chiaro segno di modernità. Le finestre sono molto numerose, il che fa sì che gli spazi interni siano invasi da abbondante luce naturale, per il salutare svolgimento del lavoro d’ufficio.  Esse sono prive di cornici e disposte in serie, entro griglie geometriche regolari, come in patterns uniformi e omogenei che involucrano i materici muri disadorni.  Dando evidenza di cosa potesse intendersi con ciò che definiamo come valore estetico conferito alla forma costruttiva dell’opera architettata.  

Per quanto brevemente esposto, mi sono sentito in dovere di dedicare quest’articolo al Derzhprom di Kharkiv.  Convinto come sono che la comunità internazionale debba vigilare molto attentamente per evitare, anche solo come rischio ipotetico, che siano arrecati danni al primo complesso di grattacieli in Europa (come fu definito da Luke Harding in un interessante articolo del quotidiano britannico “The Guardian” del 20 aprile 2015). Un’opera unica al mondo.  Che, per quanto si possa detestare il regime di cui fu espressione, dovrebbe imporre a chiunque abbia a cuore il valore universale dell’architettura, d’ogni tempo e latitudine, un surplus di impegno per salvaguardare il suo eccelso pregio.

EMas (Emanuele Masiello) – aprile 2022

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il Derzhprom di Kharkiv in una fotografia di Oleksandr Malyon del 16 maggio 2021. Da Wikimedia Commons
Altra fotografia fotografia dal retro del complesso, di Oleksandr Malyon del 16 maggio 2021. Da Wikimedia Commons
L’area di Piazza Libertà in Kharkiv, in una fotografia aerea zenitale del 2022 da Google Maps

Per saperne di +

Jean-Louis Cohen, Maria Ametov, Christina Lodder, Building the Revolution \ Soviet Art and Architecture 1915-1935, Harry N. Abrams, 2011

E. M. Zvonitsky e A. Yu. Leibfreid, Gosprom, M. Stroyizdat, 1992 (libro che ripercorre l’intera storia del Gosprom)

URSS 1917-1978: la città, l’architettura, a cura di Jean-Louis Cohen, Marco De Michelis, Manfredo Tafuri, Officina Edizioni, Roma 1979

N. Antonentko e O. Deriabina O. Preservation of Monuments of Modern Architecture in Ukraine (1990–2010), Journal of Heritage Conservation 2020, n. 62, pp. 7–15

http://gosprom1928.blogspot.com/ (sito della studiosa Olga Shvydenko con bibliografia e notizie storiche desunte dalle fonti)

https://stock.adobe.com/it/search?k=derzhprom (ricca raccolta di fotografie recenti soprattutto aeree)

Gosprom (film-documentario del 2005 a cura del  Center for Contemporary Architecture,  autore Irina Korobina, direttore Dmitry Lavrinenko, in russo e inglese)

House (film-documentario del 2019, produzione congiunta Ucraina-Germania, registe: Tetiana Kononenko e Matilda Mester)

https://artdoc.media/en/movie/a_vi_lyubite_derzhprom_2016_10/watch/ (video interessante in cui vi sono scorci degli interni)

 

 

 

1 COMMENT

  1. Sagace, come sempre!
    È riuscito a sintetizzare con pochi tratti fondamentali un’opera che mi è molto cara e della quale ho seguito, indirettamente, le prime fasi di un restauro non proprio azzeccato!
    A quel tempo era nella mia casa la badante ucraina di mia nonna, una donna colta ed intelligente che per difficili vicissitudini era stata costretta a lasciare il suo lavoro di insegnante e venire in Italia alla ricerca dei soldi necessari a mantenere la famiglia.
    Mi ha insegnato molto della sua cultura, mi ha parlato a lungo dello scempio su quest’opera ineguagliabile quindi grazie per questo bel ricordo e per averlo saputo raccontare così..

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