VANNA VENTURI HOUSE

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Opera: Vanna Venturi House
Autore\i: Robert Venturi jr
Cliente: Signora Vanna Venturi (madre del progettista)
Date: 1959c-1964c
Luogo: Chestnut Hill, sobborgo a nord di Philadelphia, Pennsylvania, USA
Tipo architettonico: Casa unifamiliare isolata, Residenza
Giudizio: +++++ 3.2


Casa molto nota, il cui maggiore interesse risiede nell’essere stata considerata la trasposizione concreta e anticipatrice delle idee esposte da Bob Venturi nel libro Complexity and contradiction in architecture (New York 1966), che costituì un’importante lavoro teorico per l’affermazione del post-modernismo in architettura. Non rarissimo caso quindi di “opera-manifesto”, costruita da Venturi per sua madre Vanna, la quale era nata nel 1893 da genitori di origini italiane ed aveva vissuto all’insegna dell’anticonformismo e dell’emancipazione, aderendo tra l’altro alla religione cristiano-protestante dei Quaccheri di cui anche suo figlio fu un adepto.

Si tratta di un edificio che, se non fosse stato iperdescritto, sarebbe passato quasi inosservato (pur essendo difficile da vedersi senza entrare nella proprietà privata), se non prestando acute attenzioni, alle quali avrebbe rivelato le sue speciali qualità formali ed epidermiche. Basate sull’invenzione e il recupero di valori estetici similtradizionali che all’epoca erano considerati desueti, essendo stati banditi dal modernismo funzionalista e razionalista al quale era ancora ascrivibile, coi dovuti distinguo, la Esherick House di Louis Kahn, completata poco prima nelle vicinanze della Vanna Venturi House.

Nel design della facciata principale, che sopravanza le retrostanti falde inclinate del tetto configurandosi a schermo come molte facciate premoderne, gli elementi distintivi dell’opera sono alquanto evidenti. La apparente simmetria che in realtà non lo è (per il vialetto carrabile di arrivo, per le difformi finestre laterali, per la canna fumaria del camino che è lievemente decentrata, etc.), il sottile arco in rilievo che essendo sovrapposto a una architrave rivela la sua essenza di segno meramente grafico, la grande apertura centrale oltre la quale non vi è l’accesso diretto ma il muro chiuso che guida il percorso lateralmente, etc., sono solo alcuni degli episodi che rendono la facciata densa di enigmi da cogliere con sguardo attento alla decriptazione delle sfide percettive. Altrettanto dicasi per le altre facciate, che riflettono autonome logiche formali, le quali viste nel solo insieme rendono l’opera quasi sgraziata, conferendole comunque spiccata originalità nel panorama delle case d’autore unifamiliari dei primi anni ‘60, non solo negli Stati Uniti.

Varie altre intenzionali e parventi anomalie si riscontrano all’interno, come nella scala in controfacciata che passa dietro al camino, la quale si restringe di ampiezza adattandosi alla conformazione dello spazio. Al piano superiore, la camera/studio con terrazza lunga e stretta, esposta a sud-ovest, dove Bob visse fino a quando sposò nel 1967 Denise Scott Brown, anch’ella talentuosa esponente dell’architettura internazionale.

Un opera dimensionalmente modesta, alquanto ibrida e spiazzante nella scelta di soluzioni inedite, la cui importanza si misura soprattutto per essere riuscita a innescare nuove riflessioni rispetto alle tendenze che avrebbero orientato l’architettura mondiale nei decenni successivi. Da acclamare quindi non tanto come architettura in sé ma per ciò che ha significato nel giudizio di molti critici e storiografi che ne hanno vivisezionato ogni minimo aspetto finendo per iconizzarla persino esageratamente. Basti dire che nel 2005 fu effigiata dal Servizio Postale statunitense su uno dei 12 francobolli dedicati ai “Masterworks of Modern American Architecture” e che fu inclusa dalla televisione digitale WTTW addirittura tra i “10 Buildings That Changed America”.

(EMas – Gennaio 2022)

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